Ripensare l'illuminazione di una casa per i fuorisede
Roma, 6 agosto 2026 - Il progetto di A.A.G.Stucchi e ATMOSFERA Mag con Accademia Italiana
Roma, 6 agosto 2026 - Il progetto di A.A.G.Stucchi e ATMOSFERA Mag con Accademia Italiana
Roma, 6 agosto 2026
L’idea del progetto Abitare l’atmosfera è nata da un dialogo A.A.G. Stucchi – realtà specializzata in sistemi di illuminazione a binario, già partner di Accademia Italiana – e con la redazione di ATMOSFERA Mag, la rivista digitale che affronta il mondo della luce in ogni sua accezione e sfumatura, con occhio attento alle ultime tendenze e alla creatività sperimentale, di cui A.A.G.Stucchi è editore.
Il brief si è concentrato sulla casa dello studente, uno spazio ibrido, sovente condiviso, dove le funzioni si intrecciano e sovrappongono anche in maniera caotica. Questa condizione rende le residenze studentesche un contesto ideale per indagare il rapporto tra spazio, comportamenti quotidiani e qualità dell’atmosfera. All’interno di uno spazio per studenti in che modo l’integrazione/interazione della luce con gli elementi presenti può definirne la qualità funzionale, emotiva e relazionale?
In virtù della sua specializzazione nel lighting design, A.A.G. Stucchi ha proposto di lavorare su sistemi aperti, adattabili e riconfigurabili. Parallelamente, ATMOSFERA Mag ha stressato sul concetto di progetto come contenuto, chiedendo un output che potesse essere facilmente condiviso e inserito in un discorso culturale sulla luce.
A“vincere” il gruppo tutto al femminile composto da Giuliana Bonaccorso, Laura D’Alessio, Aurora Filesi, Delfina Valanzano e Giovanna Scarico, autrici di una proposta modulare e modulabile, basata sull’utilizzo del cerchio come forma base. Il loro progetto è risultato il più pertinente al tema, grazie alla sua approfondita analisi critica e alla centralità della luce come elemento progettuale. La proposta ha convinto anche per la capacità di costruire un’atmosfera riconoscibile e intenzionale, per la sua potenziale realizzabilità e, in generale, per la qualità dell’output prodotto.
La proposta nasce sull’assunto secondo cui lo studente fuorisede vive in una condizione di sospensione tra la casa nativa, legata alla sicurezza e alla memoria, e la casa in affitto, percepita come uno spazio precario, funzionale e spesso condiviso forzatamente. Spiegano le studentesse: «In questo contesto, la luce smette di essere un semplice supporto tecnico e diventa un filtro capace di mediare tra la freddezza della stanza universitaria e il calore domestico, integrare le necessità di concentrazione con quelle emotive e trasformare un ambiente temporaneo in una casa reale. L’obiettivo è permettere allo studente di smettere di sentirsi un ospite e iniziare ad abitare pienamente la propria quotidianità».
Nel pratico, la proposta del gruppo si basa sulla ripetizione della figura del cerchio, percepita come morbida e accogliente. L'appartamento proposto ha tramezzi curvilinei, senza spigoli vivi; il lighting si concentra sulla zona comune che funge da living - cucina - zona studio e propone l’installazione di apparecchi a sospensione di forma circolare, nella dimensione e nella quantità necessaria ad assolvere il compito visivo, con particolare attenzione alla zona divano e al tavolo. Gli apparecchi a doppia emissione sono dotati di warm dimming, che consente di assecondare il ritmo circadiano con la variazione di luce calda e fredda durante l’arco della giornata. Il tutto viene gestito dal sistema domotico Casambi, facile da programmare e controllare.
Secondo i professori e i membri della giuria, la proposta «...ha dimostrato che la luce può essere una struttura attiva dello spazio, capace di organizzare, trasformare e rendere abitabile un ambiente complesso e mutevole come quello delle residenze.»
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